L’Osteopatia in Italia


Iniziamo col dire con estrema chiarezza, che attualmente in Italia non vi è nessun riconoscimento  dell’ osteopatia , pertanto nessuna scuola, nessun organismo, può rilasciare un qualsiasi diploma in osteopatia che abbia valore legale sul territorio nazionale.

L’offerta formativa in Osteopatia, è molto vasta e  che per questo  spesso crea molta confusione, nella scelta della scuola da frequentare. Questo nasce da un dubbio di fondo:  se l’osteopatia  debba essere una branca sanitaria praticabile da operatori sanitari oppure una branca autonoma praticabile anche da non sanitari.

In Italia vi sono due grandi scuole di pensiero:  quella del  ROI ( Registro Osteopati Italiani ) ed altre associazioni che prevede una formazione  di 6 anni  con un monte ore di formazione di 1650 part-time, aperto ad operatori sanitari e non, come isef e laureati in scienze motorie , ed una di 5 anni a tempo pieno, per tutti coloro che hanno un titolo di scuola media superiore. L’obiettivo è il riconoscimento della figura dell’osteopata come figura autonoma  sanitaria o non . Il ROI è una Associazione privata senza fini di lucro che svolge attività di autoregolamentazione, autodisciplina, rappresentanza, coordinamento, indirizzo e governance del sistema educativo, deontologico, culturale e professionale al quale si adeguano volontariamente i suoi iscritti,  presso le Scuole che aderiscono ai criteri formativi del ROI.

L’altra, scuola di pensiero, invece,  propone un percorso riservato esclusivamente a determinate figure, comunque rientranti nel profilo sanitario che si articola in un monte ore inferiore perché scorporato dalle ore di formazione già sostenute nel percorso accademico. Questo secondo filone, presenta notevoli differenziazioni con percorsi, a volte resi più brevi,  per attirare lo studente, promettendo diplomi vari senza specificarne l’assenza di validità legale.

In realtà, ad oggi non esiste un modello unico  di programma osteopatico a cui ispirarsi, infatti oltre a quello Roi vi è anche il modello dell’OMS per le figure sanitarie di tipo II  che stima in 1000 ore, la formazione necessaria per ottenere il diploma di Osteopatia , non specificando però cosa si intende per ore di formazione. Per questo ogni scuola interpreta questo percorso a suo piacimento.
La scelta , resta a nostro avviso, molto personale, perché la durata del percorso non è automaticamente sinonimo di  migliore formazione, d’altronde percorsi brevi spesso sono largamente incompleti.
Tuttavia, ma probabilmente siamo di parte, non si comprende come per esempio un medico o meglio ancora uno medico specialista debba ripetere degli esami che ha già sostenuto durante il percorso di laurea e di specializzazione per ottenere un diploma in osteopatia . Le perplessità continuano nel considerare l’osteopatia come se fosse una branca completamente nuova e non invece basata sulla ‘anatomia, sulla fisiologia, sulla semeiotica che sono anche i capisaldi della medicina ufficiale di Ippocrate . Tutto questo è assolutamente estendibile anche ai laureati in fisioterapia, discorso diverso per i massofisioterapisti ancora con titolo non equipollente.
Se quindi, da un lato è vero che non esiste nessun diploma in osteopatia, che abbia validità legale, risulta davvero difficile immaginare, che un medico o fisioterapista possa in qualche modo essere accusato di abuso di professione osteopatica, quando in ambulatorio utilizza tecniche di trattamento manuale miotensivo che dovrebbero far parte del bagaglio culturale di qualsiasi terapista o medico. A ben guardare per il medico l ‘osteopatia non è nient’altro che la semeiotica utilizzata non solo a scopo diagnostico, ma anche terapeutico.

Per questo un dubbio ci assale : ma per un terapista o un medico è necessario avere un titolo di osteopatia per utilizzare tecniche osteopatiche per esempio osteoarticolari ?

Proviamo  adesso a dare utili consigli nella scelta,  cercando di non cadere in facile pubblicità ingannevole.

Spesso l’aspetto pubblicitario, assume un ruolo predominante rispetto ai contenuti, dalla sede a volte localizzata in dimore storiche o grandiose salvo poi scoprire che sono raggiungibili con difficoltà , come se l’aspetto estetico fosse prioritario . Una sala congressi in albergo, spesso offre quelle condizioni ideali, di sicurezza accoglienza e praticità sufficienti per le lezioni teorico pratiche .

Ruolo fondamentale hanno i docenti . Per l’elevato numero di scuole, spesso i docenti sono studenti degli ultimi anni che hanno appena terminato la formazione , a volte tra i docenti sono inseriti nomi importanti che magari svolgono uno stage ogni 3-4 anni, ma che inevitabilmente richiamano lo studente, altre volte sul sito non compaiono i curricula dei docenti.
A nostro avviso, per lo studente, è un diritto conoscere il percorso formativo e l’esperienza didattica del docente , i titoli posseduti quelli riconosciuti legalmente; spesso si scopre di lauree USA ottenute in paradisi tropicali che di legale hanno ben poco e che gli addetti ai lavori sanno bene dove si rilasciano.
Altre volte, i docenti sono osteopati che non hanno nessun titolo sanitario e se questo è ammissibile in alcuni percorsi come quello del ROI perché coerente con l’obiettivo di formare personale sanitario e non , appare meno credibile in scuola biennali o triennali riservate solo a figure sanitarie.

Altra pratica molto diffusa, è l’open day ,ovvero un giorno in cui  la scuola promuove , spiega la formazione proposta. Diventa difficile immaginare che questa informazione sia obiettiva, molto meglio aderire alle iniziative di alcune scuole che permettono di partecipare ad un giorno o più di lezione , liberamente , in questo modo ci si rende conto direttamente della qualità o meno della formazione .

Altro aspetto importante il materiale didattico fornito .
Lo studente che affronta un percorso lungo e dispendioso, ha il diritto di avere un materiale completo, magari in anticipo per poterlo studiare a casa per concentrarsi poi a lezione soprattutto sulla pratica. A volte c’è divieto di riprendere , che se è dettato da problemi di privacy , deve essere compensato fornendo materiale video esclusivo per lo studente, perché altrimenti le nozioni pratiche che restano dopo un corso si riducono enormemente. A volte le riprese sono consentite, ma  solo per evitare quel lavoro di sintesi che solo la scuola e l’esperienza didattica del docente possono garantire.

Ultimo aspetto il tirocinio pratico.
Sono poche le scuole che possono offrire davvero alo studente in formazione delle strutture di riferimento idonee , con un afflusso di clienti adeguato per fare esperienza e trattare direttamente il paziente , cosa consentita per legge solo da chi è in possesso di un titolo sanitario.
Molto spesso, il tirocinio è dato dall’ambulatorio privato di un docente della scuola o peggio di uno studente appena diplomato che inevitabilmente ha una visione limitata dalla tipologia di pazienti che può trattare , un centro medico fisioterapico o un poliambulatorio permettono di acquisire un campo di esperienza inevitabilmente più ampio.
Infine la durata , se è vero che un percorso può essere troppo lungo  è altrettanto vero che un percorso triennale a volte è insufficiente per questo è importante visionare il programma e accertarsi che siano presenti tutte e tre le branche dell’osteopatia : osteoarticolare -viscerale – craniosacrale.
Dunque come si evince la scelta è difficile, ma ultimo consiglio è quello di chiedere a chi ha già fatto il percorso che quindi può dare una giusta valutazione , sperando di incontrare anche chi sappia riconoscere di aver sbagliato scelta.